A cura di Andrea Sardo
D. “Dingir: I Signori della Terra” ci trasporta in un universo dove fantascienza, miti antichi e misteri archeologici si intrecciano. L’inizio del romanzo ha un’impronta da thriller: questa donna enigmatica, Jody e i suoi incubi inquietanti creano una tensione palpabile, per poi trasformarsi in qualcosa di inaspettato. Da dove nasce l’idea che ha dato vita a questo intreccio?
R. Jody è un personaggio incredibilmente affascinante: una giovane donna che vive una vita apparentemente ordinaria, fatta di smartphone, social e routine quotidiana… finché incubi ricorrenti cominciano a frantumare questa normalità, regalando al romanzo quel sapore da thriller che intriga e sorprende. Non posso rivelare troppo, ma diciamo che questi sogni rappresentano solo la punta dell’iceberg di qualcosa di molto più inquietante, destinato a coinvolgerla – insieme agli altri protagonisti – in una scoperta sconvolgente.
L’idea di “Dingir” nasce da una domanda semplice, ma affascinante: “E se i miti antichi non fossero solo leggende, ma frammenti di una storia dimenticata, custodita nel tempo?” Ho sempre avuto una passione per l’archeologia e per quei misteri irrisolti della nostra storia; così l’idea di unire il passato a un futuro fantascientifico è divenuta quasi naturale, come collegare i puntini di un disegno nascosto che attraversa i millenni.
D. Il titolo “Dingir” ha un forte richiamo alla mitologia sumera. Quanto ha influito sulla costruzione della storia?
R. Assolutamente. “Dingir” è un termine sumero che significa “divinità” o “essere celeste”. I Sumeri ci hanno lasciato un patrimonio straordinario: racconti di entità cosmiche e misteriosi “Signori del cielo” che sembrano usciti da un film di fantascienza. E il bello è che questi racconti sono ovunque: dai carri infuocati di Yahweh nella Genesi, ai poemi omerici con i loro carri divini, fino ai Vimana degli antichi testi indiani. Persino nelle culture mesoamericane e nelle pitture rupestri trovi sempre quell’immagine evocativa di divinità che solcano il cielo come per magia. Per non parlare poi delle aiutanti robot di Efesto nell’Iliade!
Ho preso tutti questi elementi controversi e li ho trasformati in una fantasia sci-fi, creando un’epopea spaziale tutta mia. È un po’ come se fossi un DJ che ha remixato un classico: lo stesso DNA, ma con un beat completamente nuovo.
D. Nel romanzo emergono temi come il controllo, la sopravvivenza e l’identità. Qual è il messaggio centrale della storia?
R. Volevo esplorare il concetto di “chi siamo davvero“. La storia dell’umanità potrebbe essere ben diversa da quella che crediamo di conoscere, e questo si riflette nei protagonisti, costretti a mettere in discussione ciò che avevano sempre dato per scontato. Nel libro emerge come il controllo sulle masse sia evoluto nel tempo: dalle antiche “punizioni divine” fino alle moderne strategie di manipolazione attraverso multinazionali, istituzioni religiose e media. Pensaci: oggi con internet e i social network, il controllo dell’informazione è molto più sottile ma altrettanto potente quanto lo era millenni fa. Insomma, è come scoprire che la tua vita intera è stata un reality show, e nessuno te lo aveva mai detto.
D. Hai attinto a fonti storiche o scientifiche per costruire il mondo di Dingir?
R. Indubbiamente. Paradossalmente, i testi antichi sprigionano una scienza sorprendente, spesso persino più avanzata di quella dei nostri tempi. Ho esplorato fonti che spaziano dalla Bibbia, all’Enuma Elish, passando per l’Atra-Hasis, l’Epopea di Gilgamesh, i Libri di Enoch, fino al Ramayana, al Mahabharata e al Samaraṅgaṇa Sūtradhāra. Credo fermamente che in questi scritti ci sia una storia reale, non semplici visioni. Chi li ha scritti ha narrato eventi realmente accaduti, utilizzando il linguaggio del proprio tempo. Immagina: come descriverebbe oggi Ezechiele un jet moderno, se non paragonandolo a un carro di fuoco? Naturalmente, il mio è un romanzo di narrativa, ma ho voluto inserire dettagli accurati per rendere la storia credibile e stimolare la curiosità del lettore. In sostanza, ho fatto più ricerca per questo romanzo che uno studente per una tesi di dottorato.
D. Parliamo dei personaggi. C’è una figura in particolare con cui senti una connessione speciale?
R. Ogni personaggio ha il suo ruolo, ma se devo sceglierne uno, direi Enki. È un personaggio magnetico e misterioso, capace di incarnare sia il fascino che il pericolo di ciò che sfugge alla nostra comprensione. Rappresenta il ponte tra passato e futuro, tra umano e divino. E non mi sembra affatto un’eresia pensare che molti lo considerino il vero artefice della nostra esistenza. Diciamo che se Enki fosse su X, avrebbe un profilo da top manager cosmico, alla stregua di Elon Musk, ovviamente.
D. Se possiamo anticiparlo, nel libro ci sono amori, gelosie e invidie che in pratica risultano decisivi. O no?
R. L’amore, la gelosia e soprattutto l’invidia guidano un po’ tutti i protagonisti. D’altronde, i poemi del passato narrano di guerre e tragedie dettate dai sentimenti per una donna o da invidie familiari. Questo penso resterà immutato per altri centomila anni… Insomma, cambia la tecnologia, ma i drammi umani saranno sempre gli stessi, siano essi di carne ed ossa o quantistici.
D. Il tuo stile è molto visivo e immersivo. Quali sono state le tue ispirazioni?
R. Amo il cinema e le grandi saghe sci-fi, ma anche quei romanzi capaci di trascinarti in un altro mondo senza appesantire la lettura. La mia passione per l’archeologia e i misteri del passato mi spinge a rendere ogni scena la più vivida possibile. Voglio che il lettore percepisca tutto: dal rombo di un motore alieno all’odore acre della muffa in un sotterraneo. Ho cercato di costruire una storia che scorra veloce, ma che lasci spazio alla meraviglia e alla riflessione. In pratica, un biglietto per un viaggio sensoriale… con l’imbarco direttamente dal divano di casa.
D. Cosa rende Dingir diverso da altri romanzi di fantascienza?
R. Ho voluto creare un equilibrio tra realismo scientifico e grande narrazione epica. Dingir non è solo una storia di esplorazione spaziale o di tecnologia avanzata: è un’immersione in un universo narrativo che affonda le sue radici in ciò che crediamo di sapere sulla nostra storia e sulle origini dell’umanità. Diciamo che è come un documentario, ma in versione quantistica.
D. Il tuo romanzo si ispira a qualche autore o opera che ti ha particolarmente influenzato?
R. Chi non è stato stregato da Star Trek o Star Wars, dai libri di Asimov come Fondazione o da Dune? Queste opere hanno segnato generazioni di lettori e spettatori. La mia libreria? Più che una collezione, è un’astronave parcheggiata in salotto.
Scherzi a parte, ho sempre ammirato autori e pensatori che hanno saputo intrecciare scienza, storia e speculazione per creare narrazioni avvincenti e provocatorie. Ricercatori come Zecharia Sitchin, Mauro Biglino e Graham Hancock, che hanno avuto il coraggio di portare avanti le loro personalissime interpretazioni delle scritture e degli eventi dell’antichità. Secondo me, le loro analisi sono spesso più vicine alla realtà di molte teorie accademiche tradizionali, se così vogliamo definirle.
D. Spero di non spoilerare troppo. Ma ad un certo punto della storia la narrazione si sposta nello spazio, fino a scoprire le origini degli Anunna, che approfondisci ancora meglio nella corposa Appendice del libro. Tra l’altro, ho notato con piacere anche la presenza di un Glossario. Cosa puoi svelare ai lettori?
R. Posso dirti che nel primo volume si racconta un’affascinante storia sulle origini degli Anunna, ben oltre le classiche interpretazioni dei testi antichi. Quando la narrazione si sposta nello spazio, i lettori scopriranno una versione sorprendente della loro epopea, intrecciata con collegamenti storici e scientifici che ho approfondito nell’Appendice. E posso anticipare che il viaggio attraverso il sistema solare riserverà rivelazioni inaspettate: verità sepolte riemergeranno attraverso ricostruzioni e fonti reinterpretate con un pizzico di fantasia, offrendo una prospettiva completamente nuova sull’umanità e sul suo posto nell’universo …e non dico altro.
D. “Dingir: I Signori della Terra” è solo l’inizio. Cosa puoi anticiparci sui prossimi capitoli della saga?
R. Senza spoiler, posso dire che il primo libro getta le basi di un viaggio molto più grande. Nel secondo volume, “Sopravvissuti: Fuga dalla Terra”, la posta in gioco si alza e, tra colpi di scena memorabili, i protagonisti scopriranno verità ancora più sconvolgenti. E nel terzo… beh, posso solo dire che il titolo “Sfidando l’Ira del Creatore” non è casuale. Diciamo che chi ama le storie che ti lasciano con il fiato sospeso, dovrà assolutamente seguire l’evolversi di “Dingir”.
D. Ultima domanda: chi dovrebbe leggere “Dingir”? A chi consiglieresti questo primo volume della saga?
R. A chi ama la fantascienza con radici nella storia, a chi è affascinato dai misteri del passato e a chi cerca una storia capace di spingere la mente oltre i confini del conosciuto. Se almeno una volta vi è venuto il dubbio che la storia ufficiale sia solo una parte del quadro, allora “Dingir” è il libro giusto per voi. Insomma, per tutti quelli che guardano il cielo e si chiedono: “E se…?”
D. Un ultimissima cosa per chiudere. Cosa speri che i lettori portino con sé dopo aver letto Dingir?
R. La voglia di guardare oltre, di alzare gli occhi verso il cielo stellato e immaginare possibilità che forse non abbiamo ancora considerato. Spero che “Dingir” accenda la curiosità e lasci nel lettore lo stesso senso di meraviglia che ha accompagnato me nella sua scrittura. Perché, alla fine, la vera magia non sta nelle risposte… ma nelle domande che continueremo a porci.
Perché Leggere Dingir?
La saga di Sergio Palermo è un invito a guardare alla storia con occhi nuovi. È dedicata a chi:
- 🔍 Si chiede perché culture separate da oceani raccontino gli stessi “dèi”.
- 🚀 Sogna un’archeologia rivoluzionaria che unisca misteri antichi e viaggi interstellari.
- 🧬 Dubita che l’Homo sapiens sia frutto del caso, ipotizzando un’origine da un incrocio genetico straordinario.
In Dingir: Il risveglio della vita, ogni pagina è un invito a ripensare il passato e a immaginare un futuro in cui scienza, mito e fantascienza si intrecciano per rivelare segreti dimenticati.
“Perché leggere è come viaggiare: a volte, basta un libro per cambiare la prospettiva su tutto.” – Sergio Palermo